Andare a tempo® 2012:
RE-SHARING
L'ITALIA DI SECONDA MANO PRENDE IL VOLO
Astarea ha anticipato (Andare a tempo® 2012) lo sviluppo delle forme di scambio e condivisione, che sostituiscono parte del commercio tradizionale.
Nel 2017 l'Italia "di seconda mano" ha generato 21 miliardi euro -di cui circa la met per le auto- l'equivalente dell'1,2% del pil. I canali: dagli annunci sulle bacheche fisiche (sempre meno) o i bar di quartiere, fino alla grande bacheca virtuale dell'online dove si trovano siti specializzati nella compravendita, dagli articoli per il giardinaggio alle barche a vela, dalle mountain bike a più vari strumenti musicali.
Esempi chiave: alcune tipologie di prodotti riciclati, come l'elettronica e gli accessori, hanno trovato la loro collocazione ideale sull'online. Ma la digitalizzazione non ha smaterializzato completamente il settore. E se a fare le spese dell'impatto dei siti web sono state le pubblicazioni cartacee, si visto proprio negli ultimi anni il moltiplicarsi di negozi specializzati, come Mercatopoli, con una novantina di punti vendita, Kecè, o la catena in franchising Mercatino: una rete di oltre 200 negozi praticamente in tutte le regioni italiane. Il modello operativo simile, e ha il suo punto di forza nella formula dell'affidamento in conto vendita degli oggetti.
Implicazioni per il marketing: non si tratta di una economia residuale, anzi, i dati sul giro di affari suggeriscono che questo mercato sia tanto più sviluppato quanto più è alto il reddito disponibile e il livello culturale. Non a caso la regione record per volumi e valori e la Lombardia, con 3,4 miliardi, seguita da Emilia Romagna e Toscana. Le motivazioni non sono solo quelle puramente economiche: ad esempio, si compra di seconda mano perch si sta cercando qualcosa di "unico", mentre si vende soprattutto per liberare spazio negli armadi o in cantina, o per rinnovare senza gettare via oggetti ancora efficienti. Quindi anche, e consapevolmente, per partecipare a un'economia sostenibile e circolare.